VEDERE NEL BUIO

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Le fabbriche biellesi sul torrente Cervo non fanno parte del classico immaginario dell’edificio industriale. Sono edifici con oltre due secoli di storia che ricordano molto più la città, dell’industria.

 

Una città dell’industria che si è costruita nel tempo, sedimentando un ampliamento dopo l’altro, fino ad arrivare al punto attuale in cui è molto difficile distinguere tutte le parti di cui si compongono, e il periodo storico a cui appartiene ogni pezzo, ogni arto di questa grande macchina produttiva.

 

Il tema del premio Federico Maggia 2013 è anche la riflessione sul patrimonio industriale biellese, una riflessione che vada oltre al singolo manufatto, alla singola industria per aprire un dibattito su un territorio più vasto. Questo territorio è fatto di fabbriche che vivevano e continuano a vivere lungo il corso del fiume. 

 

La condizione di abbandono ha donato ad alcune di esse un rapporto molto forte con la natura. Allo stato attuale questi edifici somigliano più a dei grandi monasteri, degli spazi fatti di silenzio e contemplazione, delle finestre in una stanza vuota in cui si sente soltanto il rumore dell’acqua.

 

All’esterno la vegetazione ha preso il sopravvento, le facciate degli edifici non sono più cosi nette e definite come furono un tempo. I vetri rotti, usurati, e tutti lievemente diversi nella colorazione, segno di un artigianato che oggi ricordiamo appena. Le pietre irregolari, mangiate, erose e in evidenza. Pieni e vuoti che hanno perso il loro carattere architettonico, a volte sono soltanto demolizioni incomplete, chiusure parziali, in cui il vento sembra essere l’unico vero abitante dello spazio.

 

Perso il significato architettonico, persa la funzione del lavoro, che cosa resta?

 

Un bellissimo vuoto animato dalla luce, una interminabile galleria, successione di finestre che scandiscono gli spazi interni con un teatro delle ombre giornaliero, una passeggiata accanto al fiume, dentro un grandissimo edificio, che sembra scavato nella roccia, la fabbrica è un grande argine, la sponda del fiume, la connessione di pietra fra il fiume e la strada.

 

Non potevamo fare un progetto. Ogni fabbrica è un organismo particolare che ora gode di questa strana simbiosi ritrovata con la natura. Come fare?

 

problema: rappresentare un universo

 

Non l’abbiamo risolto, ma abbiamo tentato di restituire le nostre impressioni, partendo dalle fotografie, dalle immagini del luogo, disegnare sulle fotografie quello che esse ci suggeriscono. In maniera volutamente istintiva e incompleta. Il fine di questa operazione è vedere nel buio: guardare un luogo per quello che potrebbe essere, diventare. 

 

                 

 

                         immaginare questi luoghi come un universo di possibilità

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INAUGURAZIONE

Ringraziamo tutti i visitatori che ieri sera ci hanno ripagato di tutti gli sforzi compiuti per realizzare il nostro progetto con il loro entusiasmo. I vostri apprezzamenti, i vostri commenti e il vostro coinvolgimento all’interno dell’installazione ci hanno resi ancora più soddisfatti del risultato.

Come abbiamo detto a molti di voi, vi invitiamo a tornare a visitare la Camera Oscura durante il giorno, per poter vedere con i vostri occhi quello che ieri sera vi abbiamo soltanto anticipato. La mostra resterà aperta fino al 6 ottobre con i seguenti orari:

martedì-venerdì 17:00 – 20:00

sabato 17:00 – 21:00

domenica 11:00-19:00

L’orario migliore è dalle 13:30 alle 15:00 ma anche dalle 17:00 alle 19:00 l’effetto sarà garantito!

inaugurazione

PROGETTO

Il progetto ‘IMPRESSIONI’ rappresenta una sintesi tra idee sulla rigenerazione delle aree industriali dismesse biellesi e la loro percezione-rappresentazione. Il tema della ‘fabbrica di idee’ viene affrontato attraverso la progettazione di un modello di moderne botteghe-laboratorio concesse in locazione agevolata a giovani artigiani e artisti locali, diffuse sul territorio e installate temporaneamente all’interno di fabbriche dismesse, adattandosi di volta in volta allo spazio ospitante.

La proposta prevede di intervenire sulla rigenerazione dei luoghi dismessi attraverso piccoli interventi diffusi e ripetuti, in contrapposizione alla più consueta riqualificazione-ristrutturazione integrale degli immobili che al giorno d’oggi si dimostra insostenibile da un punto di vista economico e gestionale. Una serie di interventi puntuali, temporanei e reversibili, invece, rappresenterebbe un obiettivo fattibile, capace di innescare un processo di rigenerazione esponenziale.

L’installazione in sé rappresenta una ‘demo’ di questi progetti, accomunati dalla composizione di tre elementi ricorrenti (per funzione e non per forma): una pavimentazione rialzata che isola e delimita l’area di lavoro, la bottega-laboratorio, luogo di produzione delle opere, e un elemento involucro che diventa superficie espositiva dei lavori prodotti.

All’interno una camera oscura rappresenta il nostro laboratorio di idee, e contiene l’esito delle indagini fotografiche e rappresentazioni
 dal vero che hanno permesso di leggere il luogo, mettendo in relazione i frammenti del paesaggio industriale biellese. Il contesto viene proiettato all’interno della camera, creando una serie di sovrapposizioni che sottolineano l’importanza del rapporto con il luogo.

All’esterno una struttura in metallo e tessuto asseconda linee e forme della grande volta del lanificio e accoglie attraverso stampe fotografiche, disegni e proiezioni, l’esito delle riflessioni sul luogo, come questo è stato percepito, ed elaborati che rappresentano le idee progettuali che ne sono scaturite.

Speriamo che grazie a questo blog, il dialogo su questo tema così importante non si esaurisca all’interno della mostra, ma possa essere condiviso al di fuori, diventando oggetto di ulteriori scambi di idee, suggerimenti e impressioni. Qui potrete trovare maggiori informazioni sul progetto, scrivere le vostre opinioni e, soprattutto, suggerire quali altri luoghi dismessi biellesi potrebbero ospitare prototipi di moderne botteghe, diventando parte integrante di un nuovo processo di rigenerazione